Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Elisa Demma, Presidente Movimento Forense.
“Il Movimento Forense accoglie con soddisfazione l’approvazione definitiva al Senato della Legge Delega di riforma dell’Ordinamento Forense. Un primo passo fondamentale per modernizzare e rafforzare la professione legale. Il testo approvato rappresenta un avanzamento significativo, che andrà completato con la predisposizione dei decreti delegati.
Se il complesso dell’articolato appare sicuramente utile e necessario alla professione, alcuni punti critici sono rimasti irrisolti; in particolare la tutela dei compensi degli avvocati, il conflitto di interessi tra STA e soci di capitale, le incompatibilità e la questione delle materie riservate.
Quanto alla tutela dei compensi degli avvocati, la formulazione generica della norma, che fa riferimento ad un parametro di equità, rischia di svuotarsi di significato laddove non sia ancorata a parametri oggettivi (come ad esempio i minimi di tariffa): si corre, quindi, il rischio di aprire a concorrenze al ribasso e di minare il diritto costituzionale a una retribuzione dignitosa (art. 36 Cost.) che sicuramente tutela anche i liberi professionisti. Il Movimento Forense auspica che in sede di redazione dei decreti delegati siano criteri oggettivi, come nel testo originario presentato alle Camere.
Anche sul fronte delle incompatibilità permangono limiti che ci si auspica siano superati in sede di redazione della norma delegata: pur sapendo che si deve restare nel percorso della legge cornice, Movimento Forense si augura che si arrivi a considerare incompatibili solo le attività che generino conflitti di interesse o compromettano l’indipendenza, tralasciando formulazioni normative basate su tipizzazioni di condotte.
Dove invece si scontrano esigenze di indipendenza e apertura a nuovi panorami è il tema delle Società tra Avvocati (STA) e della normativa che consente ai soci di capitale di diventarne clienti, seppur in misura “non prevalente”. Come già ribadito in sede di audizione, qui appare determinante la necessità di stabilire a monte la soglia massima di salvaguardia dell’indipendenza che potrebbe essere del 25% del fatturato annuo, con obbligo di trasmissione annuale dei dati ai Consigli dell’Ordine e sanzioni severe (fino alla radiazione) in caso di superamento.
Un ulteriore contesto da tenere in considerazione (non solo in ambito di decretazione delegata) è quello che riguarda le “materie riservate” alla professione forense, specie per quanto concerne la consulenza stragiudiziale legale. Nella riforma è confermato che la legge possa riservare attività espressamente indicate ed appare quindi fondamentale che tali materie siano già chiaramente esplicitate nei decreti delegati, per evitare che soggetti non qualificati possano operare in ambiti che richiedono la competenza e la tutela dei professionisti legali.
Infine, specie per quanto concerne la parte di riforma che riguarda le istituzioni forensi, al netto di qualsivoglia preferenza in tema di durata o numero dei mandati, Movimento Forense invita a non ripetere gli errori del passato e quindi suggerisce al Governo di predisporre norme transitorie chiare, che tengano conto della giurisprudenza della non rimpianta “della stagione dei ricorsi”, e quindi dei mandati già svolti sotto la vecchia normativa. Questo per evitare tentativi di perpetuazione delle cariche e garantire certezze giuridiche nella transizione.
Nella prospettiva, poi, del prossimo svolgimento delle elezioni del Consiglio Nazionale Forense e dei Consigli di Disciplina a fine 2026, e dei Consigli dell’Ordine a inizio 2027, Movimento Forense auspica una celere approvazione dei decreti delegati, in modo da evitare ritardi o proroghe nello svolgimento di quelli che sono momenti importanti di apertura democratica della categoria.
Quindi, sempre con la consueta attenzione all’interesse della categoria, MF augura buon lavoro al Governo per la redazione dei decreti delegati”.




















