Saverio Valentino nominato nuovo presidente dell’AGCM. Le sfide che lo attendono

Commento dell’Avv. Enrico Adriano Raffaelli, fondatore dello Studio Legale Rucellai & Raffaelli e Presidente Onorario dell’Unione degli Avvocati Europei (UAE).

 

È giunta finalmente la notizia della nomina del nuovo Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (c.d. Autorità Antitrust) nella persona di Saverio Valentino.

Si tratta di una scelta che merita di essere accolta con favore e con sincera soddisfazione. Siamo di fronte all’investitura di una figura che possiede tutte le caratteristiche necessarie per ricoprire con autorevolezza un ruolo così delicato: la sua comprovata indipendenza, unita alla competenza tecnica maturata in molti anni di qualificata carriera forense e consolidata nel suo ruolo di Componente del Collegio dell’Autorità, ne fanno il profilo ideale per guidare l’Istituzione nelle tante sfide che l’attendono. 

Ciò che colpisce maggiormente in questa occasione, però, è l’eccezionale rilievo che i media hanno dato a questo avvicendamento, un’attenzione che in passato non si era mai manifestata con tale intensità. Se guardiamo alla storia dell’istituzione, dopo la prima esperienza con il Presidente Francesco Saja, i passaggi di testimone tra figure illustri come Giuliano Amato, Giuseppe Tesauro, Antonio Catricalà, Giovanni Pitruzzella e, da ultimo, Roberto Rustichelli sono avvenuti quasi sempre in una cornice di velato “distacco” da parte dell’opinione pubblica.

Oggi quel clima è cambiato radicalmente: si è finalmente compreso quanto la tutela della concorrenza sia vitale non solo per il corretto funzionamento dei mercati, ma per la salvaguardia e la crescita stessa del nostro sistema economico.

Nel settennato concluso con 4,5 miliardi di sanzioni e benefici alle imprese per 9 miliardi

D’altronde, i dati dell’ultimo settennato di presidenza parlano chiaro e confermano la centralità dell’Autorità di Piazza Verdi: sotto la guida di Rustichelli, l’Autorità ha irrogato sanzioni per un totale di 4,5 miliardi di euro e ha generato benefici per imprese e cittadini stimati in circa 9 miliardi di euro, con segnalazioni cresciute del 150% rispetto al 2019.

Sono stati repressi abusi e portati alla luce cartelli segreti, mentre le concentrazioni tra imprese sono state valutate con obiettività e ragionevolezza, senza perdere il contatto con la realtà imprenditoriale: su oltre 600 operazioni esaminate, l’Autorità ha privilegiato rimedi correttivi al divieto, dimostrando che tutela della concorrenza e crescita dimensionale delle imprese non sono obiettivi in conflitto.

A conferma della solidità di questo lavoro, la percentuale di provvedimenti confermati in sede giurisdizionale è andata costantemente crescendo: dall’88% al 96% dinanzi al TAR Lazio e dal 68% all’83% dinanzi al Consiglio di Stato.

Un bilancio che testimonia come un’istituzione indipendente, capace e tempestiva possa incidere concretamente sullo sviluppo del Paese.

Evoluzione dal 1990 ad oggi dell’Autorità Antitrust

Enrico Adriano Raffaelli
Enrico Adriano Raffaelli

Ai tempi dell’emanazione della legge antitrust nazionale del 1990, che ha istituito l’Autorità Antitrust, si andava dicendo che la normativa introdotta era superflua poiché sarebbe stata sufficiente quella europea, applicata dalla Commissione europea ormai da svariati decenni. 

Tali posizioni, che già all’epoca non coglievano l’importanza del passaggio rappresentato dalla legge istitutiva dell’Autorità Antitrust, sono poi state smentite sul campo. Ad oggi, infatti, nessuno può seriamente dubitare del fatto che la legge antitrust nazionale sia stata e rimanga necessaria, e soprattutto del fatto che l’Autorità, nell’applicare le norme nazionali e, sempre più spesso, anche quelle europee, rappresenti un pilastro insostituibile su più fronti: dalla competitività delle imprese nel mercato, alla valutazione delle concentrazioni in settori sensibili e al presidio degli equilibri strutturali dei mercati, fino alle nuove criticità poste dai mercati digitali, dalle piattaforme e dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei rapporti di mercato. In tale missione si aggiunge il ruolo sempre più centrale che l’Autorità riveste nella consumer protection, funzione essenziale per garantire non solo l’efficienza, ma anche l’equità del mercato. 

La sfida per Valentino

Il compito che attende Saverio Valentino si inserisce, tuttavia, in un orizzonte complesso: ci aspettano anni turbolenti, segnati da continui sconvolgimenti geopolitici che renderanno l’azione dell’Autorità particolarmente delicata e difficile.

La vera sfida starà proprio nel saper contemperare – all’interno di mercati sempre più innovativi e diversificati – la misura degli interventi con la necessità che questi siano efficaci e tempestivi. In questo compito, il nuovo Presidente potrà contare sulle “donne e gli uomini dell’Autorità” – per citare un’espressione cara al Presidente uscente – un corpo professionale d’eccellenza che, pur essendo l’istituzione tra le più giovani nel panorama delle autorità antitrust occidentali, si è guadagnato un riconoscimento di primo piano a livello internazionale, risultando pienamente all’altezza delle sfide poste dall’evoluzione dei mercati.

Il nuovo Presidente saprà certamente raccogliere questa eredità e guidare l’Autorità in una fase nella quale la tutela della concorrenza sarà sempre più decisiva per la crescita, l’innovazione e la tenuta del sistema economico. È una responsabilità complessa, ma anche un’occasione preziosa per confermare il ruolo dell’Antitrust come istituzione indipendente, moderna e indispensabile per il Paese.

Author: Paolo Bossi

Co-Founder of More Legal Srl, Journalist and Chief Editor of Global Legal Chronicle’s magazines