L’Europa dello storage accelera: execution, rete e permitting al centro della nuova BESS economy

Intervista a Fabio Giuffrè (Partner) e Giorgio Castorina (Director) di Fieldfisher, sui nodi regolatori e infrastrutturali del mercato BESS.

Il vostro report evidenzia un mercato europeo dello storage in forte espansione ma frenato da nodi strutturali. Qual è, secondo lei, l’elemento più sottovalutato che emerge dall’analisi e che dovrebbe guidare le decisioni strategiche di sviluppatori e investitori nei prossimi anni?

Un elemento che il report mette chiaramente in luce, ma che spesso rimane sottovalutato nel dibattito di mercato, è il fatto che oggi il vero fattore discriminante non è più la tecnologia o la disponibilità di capitale, bensì la capacità di execution regolatoria e infrastrutturale dei singoli mercati.

Negli ultimi anni si è registrata una forte maturazione del mercato sotto il profilo tecnologico e un crescente interesse da parte degli investitori, anche istituzionali. Tuttavia, la capacità di tradurre questo interesse in progetti operativi dipende sempre più da fattori come l’accesso alla rete, la qualità della pianificazione infrastrutturale e il coordinamento tra sviluppo dei progetti e sviluppo della rete.

Questo implica un cambio di approccio per sviluppatori e investitori: non è più sufficiente valutare un progetto sulla base dei fondamentali economici o della qualità dell’asset, ma è necessario integrare fin dalle prime fasi una valutazione approfondita del contesto di rete, della localizzazione e della concreta realizzabilità del progetto.

Ciò che realmente guida le decisioni strategiche di sviluppatori e investitori è la prevedibilità dell’intero percorso di sviluppo del progetto, dal permitting all’accesso alla rete, fino alla messa in esercizio.

 

Dal punto di vista giuridico, quali sono oggi le criticità più rilevanti nella strutturazione dei progetti BESS — in particolare sul permitting e sull’accesso alla rete — che gli operatori tendono ancora a sottovalutare nonostante l’evoluzione normativa italiana?

Dal punto di vista giuridico, le criticità più rilevanti possono essere ricondotte a due profili principali.

In primo luogo, il rapporto tra permitting e connessione, che oggi non possono più essere considerati separatamente.

Sul fronte autorizzativo, nonostante i progressi introdotti dal Testo Unico FER, persistono elementi di incertezza legati alla disomogeneità applicativa a livello territoriale, al coordinamento tra amministrazioni e ai tempi effettivi dei procedimenti. Il rischio, tutt’altro che teorico, è quello di ottenere un titolo autorizzativo su un progetto che, nella pratica, non è ancora effettivamente cantierabile (in quanto, ad esempio, non risultano consolidate condizioni essenziali legate alla connessione alla rete o vi è il necessario preventivo adempimento di prescrizioni ambientali).

Parallelamente, l’accesso alla rete ha assunto una rilevanza non solo tecnica ma anche giuridico-economica: la gestione delle richieste di connessione, la stabilità delle soluzioni tecniche e la possibilità di mantenere la capacità nel tempo incidono direttamente sul valore e sulla valutazione del progetto. In questo contesto, il rischio principale è quello di sviluppare progetti autorizzati ma non connettibili, o comunque non realizzabili nei tempi attesi. Ne deriva la necessità di un approccio integrato, che affronti fin dalle prime fasi in modo congiunto permitting e accesso alla rete, anche sotto il profilo contrattuale e di allocazione dei rischi.

Il secondo profilo di criticità può essere ricondotto alla distanza tra il miglioramento formale del quadro normativo e la sua concreta applicazione.

Il Testo Unico FER ha certamente rappresentato un passo avanti importante, razionalizzando i regimi autorizzativi e rendendo più leggibile il sistema. Tuttavia, nella prassi applicativa permangono criticità legate all’interpretazione e all’attuazione delle norme, che possono incidere in modo significativo sulla prevedibilità e sui tempi reali dei progetti.  A titolo esemplificativo, si registrano ancora approcci non uniformi a livello regionale nella qualificazione dei sistemi di accumulo, talvolta assimilati agli impianti FER.

Questa distanza tra norma e applicazione rappresenta un ulteriore fattore di rischio per gli operatori, incidendo direttamente sulla bancabilità delle iniziative e sulla capacità di trasformare le pipeline in progetti effettivamente realizzati.

 

Il report mostra che la saturazione della rete è ormai un fattore di rischio primario. Quanto è realistico pensare che le riforme del TICA e gli investimenti infrastrutturali possano arrivare in tempo per sostenere gli obiettivi 2030, considerando i ritardi accumulati?

Le riforme del TICA e gli investimenti infrastrutturali rappresentano un passaggio fondamentale per colmare il gap accumulato; quindi, è realistico aspettarsi un miglioramento progressivo.

Il punto è che la crescita della domanda di connessione – trainata da rinnovabili, sistemi di accumulo e nuovi carichi – sta procedendo a un ritmo molto più rapido rispetto allo sviluppo della rete.

L’adozione del Testo Unico FER è stato un passaggio molto importante, perché va nella direzione giusta: riordina i regimi autorizzativi e prova a rendere più leggibile un quadro che in passato era molto frammentato. In questo percorso si inseriscono anche le novità del correttivo al TU FER del 2025, che va proprio nella direzione di una maggiore celerità e chiarezza degli iter, ad esempio con il rito abbreviato per le controversie sui progetti FER, il meccanismo di risoluzione alternativa delle controversie in ambito ARERA, e la razionalizzazione di alcuni passaggi procedimentali.

Per centrare gli obiettivi al 2030 sarà necessario affiancare agli interventi infrastrutturali una riforma efficace dei meccanismi di allocazione della capacità, oltre a prevedere maggiore flessibilità, trasparenza e strumenti in grado di selezionare progetti realmente maturi, considerando che già solo i tempi di sviluppo delle infrastrutture di trasmissione sono, per loro natura, pluriennali e scontano ritardi accumulati in passato.

È su questo equilibrio tra investimenti strutturali e misure regolatorie di breve‑medio termine che si gioca la credibilità degli obiettivi 2030.

Venendo ai numeri, ci risulta che a fine 2025, la capacità installata ha raggiunto quasi 18 GWh, ma la crescita utility scale (vale a dire dei progetti con un rapporto energia/potenza elevato) è frenata da code di connessione, con progetti bloccati in attesa di upgrade infrastrutturali.

 

L’Italia ha una pipeline molto ampia ma un tasso di realizzazione ancora limitato. Secondo lei, il mercato sta correndo più veloce della regolazione o è la regolazione che sta frenando artificialmente la crescita?

Più che un disallineamento tra mercato e regolazione, oggi assistiamo a una fase di transizione in cui il mercato è già proiettato su volumi e dinamiche future, mentre il sistema infrastrutturale sta ancora adattandosi.

La pipeline ampia è il segnale di un forte interesse industriale e finanziario, ma il basso tasso di realizzazione evidenzia che il vero limite non è la mancanza di domanda o di capitale, bensì la capacità del sistema di accompagnare questa crescita.

Non si può quindi dire che la regolazione stia “frenando artificialmente” il mercato; piuttosto, è il sistema nel suo complesso – rete, autorizzazioni, processi amministrativi – che fatica a tenere il passo.

Quindi il problema, a nostro avviso, non è la mancanza di mercato o di capitale. Il vero punto sarà la velocità di execution: continuità delle aste, tempi autorizzativi, connessioni e concreta realizzabilità della pipeline.

La sfida nei prossimi anni sarà proprio questa: allineare tempi e strumenti della regolazione e dello sviluppo infrastrutturale alla velocità del mercato così che l’enorme interesse degli operatori si traduca in impianti concreti e operativi.

 

Qual è oggi il contributo distintivo che Fieldfisher e il suo team offrono agli operatori dello storage, e come si sta evolvendo il vostro ruolo nel supportare investitori e sviluppatori in un contesto regolatorio sempre più complesso e competitivo?

In questo contesto, il contributo distintivo di Fieldfisher è quello di offrire un supporto fortemente integrato e multidisciplinare, che combina competenze regolatorie, amministrative, real estate e di diritto dell’energia, con una visione concreta delle dinamiche di mercato nazionale ed internazionale. Fieldfisher offre agli operatori dello storage una visione integrata e comparata del mercato europeo: operando come firm unica in numerosi Paesi, siamo in grado di mettere a sistema esperienze maturate in giurisdizioni diverse e di aiutare clienti e investitori a comprendere non solo il quadro normativo italiano, ma anche come esso si posiziona rispetto ad altri mercati europei.

Assistiamo gli operatori lungo tutto il ciclo di vita dei progetti: dalla fase di sviluppo e strutturazione, alla gestione dei profili autorizzativi e di connessione, fino agli aspetti contrattuali e finanziari.

In un contesto in cui lo storage diventa una componente centrale del sistema elettrico e la competizione tra progetti aumenta, riteniamo che il valore aggiunto per gli operatori sia proprio la capacità di anticipare i nodi critici – giuridici, regolatori e infrastrutturali – e di costruire sin dall’inizio soluzioni che rendano i progetti bancabili e realizzabili in tempi certi.

Author: Marco Zingaro