Lo studio cinese da oltre 5.000 professionisti apre la sede italiana con un modello ibrido tra integrazione internazionale e autonomia locale. Bergamaschi, Di Muro, Gualeni e Sartori alla guida della struttura che punta su M&A cross-border, investimenti esteri e tecnologie, con focus sul ponte operativo Italia–Cina e sulle opportunità legate al mercato dei capitali asiatici.
di Paolo Bossi, Direttore responsabile di Global Legal Chronicle
L’ingresso di Grandall nel mercato legale italiano segna un passaggio rilevante nel processo di progressiva integrazione tra studi europei e network asiatici, con particolare riferimento all’asse Cina–Europa. La nascita di Grandall Italy, con base operativa a Milano, si inserisce infatti in una strategia più ampia di internazionalizzazione dello studio cinese, che conta oltre 5.000 professionisti e circa 700 partner distribuiti in una quarantina di sedi.
L’apertura italiana non è il frutto di un’iniziativa estemporanea, ma il risultato di un percorso avviato circa due anni fa e consolidatosi nel settembre 2025, quando il managing partner del network ha formalizzato l’interesse a presidiare direttamente il mercato italiano – considerato porta di accesso privilegiata per l’Europa – insieme ad altre piazze strategiche come Budapest.
A guidare la branch italiana sono i partner Marco Bergamaschi, Massimo Di Muro, Gabriele Gualeni e Mara Sartori, protagonisti di un progetto che si distingue per una configurazione ibrida: da un lato, l’integrazione piena nella piattaforma internazionale di Grandall; dall’altro, il mantenimento dell’indipendenza giuridica come associazione professionale di diritto italiano.
«Siamo a tutti gli effetti parte della struttura internazionale, pur restando autonomi sotto il profilo legale», spiega Marco Bergamaschi. «L’idea non era quella di aprire un semplice desk, ma di costruire una presenza radicata, capace di valorizzare un portafoglio clienti già esistente e relazioni consolidate nel tempo».
Un modello integrato per il cross-border
La scelta di entrare in Italia attraverso una realtà già strutturata, anziché partire da zero, riflette una logica precisa: accelerare i tempi di integrazione e posizionarsi immediatamente su operazioni cross-border ad alto valore aggiunto.
In questo contesto, Grandall Italy punta a svilupparsi come studio full practice, con particolare attenzione alle aree oggi più dinamiche del mercato: M&A internazionale, investimenti esteri, tecnologia, energia e contenzioso transnazionale. Non manca, tuttavia, la volontà di rafforzare ambiti ancora meno presidiati.
«Il nostro obiettivo non è diventare rapidamente una struttura di grandi dimensioni», sottolinea Massimo Di Muro. «Piuttosto, vogliamo crescere in modo organico, mantenendo un’elevata qualità del servizio e costruendo un team coerente sotto il profilo professionale e valoriale».
Italia–Cina: un ponte operativo
Il vero elemento distintivo del progetto risiede nella capacità di operare come piattaforma bidirezionale tra Italia e Cina. Da un lato, Grandall Italy si propone come partner per le imprese italiane interessate a espandersi in Asia, offrendo un’assistenza integrata che va oltre la consulenza legale tradizionale, includendo supporto strategico, riorganizzazione societaria e accesso a network locali.
Dall’altro, lo studio intercetta l’interesse crescente degli investitori cinesi verso il tessuto imprenditoriale italiano, in particolare le PMI ad alto contenuto tecnologico.
«Abbiamo un accesso diretto al mercato dei capitali cinesi, e questo rappresenta un vantaggio competitivo significativo», evidenzia Bergamaschi. «Tuttavia, è fondamentale accompagnare gli investitori anche nella comprensione del contesto normativo italiano, a partire da temi sensibili come il Golden Power».
Proprio la normativa sui poteri speciali dello Stato emerge come uno dei principali fattori di attenzione nelle operazioni inbound, soprattutto nei settori strategici quali infrastrutture e aerospazio. «È nostro dovere – aggiunge Di Muro – informare i clienti sui possibili limiti regolatori e anticipare eventuali criticità».
Governance snella e cultura condivisa
Dal punto di vista organizzativo, Grandall Italy si caratterizza per una struttura volutamente snella e per un modello di governance basato su poche regole chiare e condivise. I partner italiani operano come equity partner integrati nel network globale, mantenendo autonomia decisionale sulle scelte strategiche locali, pur nel rispetto di procedure comuni, in particolare per lo scambio di informazioni e il coordinamento internazionale.
Un aspetto centrale del progetto è rappresentato dalla cultura professionale. «Non si tratta solo di fare l’avvocato, ma di esserlo», osserva Mara Sartori. «Questo approccio implica una forte condivisione di valori, che ci consente di gestire eventuali differenze di visione in modo costruttivo».
Posizionamento e prospettive
«Non vogliamo essere percepiti come un competitor tradizionale», chiarisce Sartori. «Piuttosto, come un partner capace di generare sinergie rapidamente, offrendo una prospettiva diversa rispetto ai modelli più strutturati».
Il piano di crescita per i prossimi tre-cinque anni prevede un’espansione graduale del team, con particolare attenzione all’inserimento di figure senior in grado di contribuire allo sviluppo dello studio, mantenendo al contempo coerenza con l’identità originaria.
Il messaggio al mercato è chiaro: «Ci piace lavorare accanto al cliente come se fossimo imprenditori», conclude Sartori. «Il nostro ruolo è accompagnarlo in un percorso che non è solo giuridico, ma anche culturale, aprendo a nuovi modi di pensare e fare business».
In un contesto in cui le operazioni cross-border richiedono sempre più competenze integrate e sensibilità interculturale, l’arrivo di Grandall Italy rappresenta un segnale concreto di come il mercato legale stia evolvendo verso modelli globali, ma al tempo stesso radicati nei contesti locali.






















