L’Occasional Paper n. 1005 della serie Questioni di economia e finanza, dedicato a “L’impatto economico dell’adozione dell’intelligenza artificiale: evidenza dalle imprese italiane”, offre una delle prime analisi sistematiche sul modo in cui le imprese italiane stanno integrando l’intelligenza artificiale nei processi produttivi e gestionali. Come osservano Antonio Ferraguto, Partner, ed Elisa Varisco, Senior Associate di La Scala Società tra Avvocati, l’indagine della Banca d’Italia assume particolare rilievo in un contesto caratterizzato da una crescita della produttività debole sin dai primi anni Duemila e da crescenti interrogativi sulla competitività di lungo periodo. In questo scenario, le tecnologie di AI – dai modelli predittivi e generativi alla robotica e alle soluzioni cloud – rappresentano un potenziale fattore di riequilibrio, capace di incidere sull’efficienza dei processi, sulla composizione della forza lavoro e sulle aspettative macroeconomiche.
L’analisi mostra come, nel 2024, l’adozione dell’AI tra le imprese italiane con almeno 50 addetti attive nell’industria e nei servizi privati non finanziari resti ancora limitata: solo l’11% dichiara di utilizzarla, mentre il 28% prevede di introdurla entro due anni. Una quota significativa di imprese continua a considerare l’AI non rilevante per la propria attività o manifesta incertezza sulle sue applicazioni, segnale di un divario informativo e culturale che rallenta la diffusione delle tecnologie avanzate. La dimensione aziendale emerge come il principale fattore predittivo dell’adozione, poiché le imprese più grandi dispongono di risorse finanziarie, organizzative e manageriali più adeguate per integrare strumenti complessi; l’adozione risulta inoltre più frequente tra le imprese con costi del lavoro elevati, confermando la funzione di efficientamento dei processi che l’AI tende a svolgere.
L’introduzione dell’AI è associata a un miglioramento della redditività e della produttività del lavoro. L’indagine rileva un aumento degli addetti impiegatizi e una riduzione degli operai, con un conseguente spostamento verso mansioni a maggiore qualificazione. L’AI sostituisce attività routinarie e, al contempo, rafforza il lavoro ad alta intensità di competenze, delineando un’evoluzione della struttura occupazionale che richiederà interventi mirati in termini di formazione e riqualificazione professionale. Anche le dinamiche dei prezzi risultano influenzate: le imprese che adottano tecnologie di AI prevedono incrementi più contenuti dei prezzi di vendita, coerentemente con i guadagni di efficienza attesi. A livello macroeconomico, tali imprese formulano aspettative di inflazione significativamente più basse nel medio-lungo periodo, suggerendo che la diffusione dell’AI possa esercitare pressioni disinflazionistiche attraverso la riduzione dei costi e una maggiore competitività.
Le evidenze raccolte, pur basate sulle aspettative delle imprese, delineano traiettorie che avranno un impatto crescente sulle scelte di policy. Sarà necessario integrare i dati microeconomici con modelli strutturali più ampi per valutare gli effetti dell’AI su inflazione, produttività e competitività settoriale. Un ruolo decisivo spetterà alle politiche pubbliche – in particolare agli incentivi alla digitalizzazione – nel sostenere l’adozione dell’AI, accelerare l’innovazione e attenuare i vincoli strutturali che ancora caratterizzano il tessuto produttivo italiano. In questo quadro, l’analisi di Ferraguto e Varisco contribuisce a chiarire come l’AI stia già modificando le aspettative delle imprese e quali leve normative e strategiche saranno necessarie per accompagnarne una diffusione equilibrata e competitiva.
La Scala Società tra Avvocati è uno dei principali studi legali italiani indipendenti, con una struttura organizzativa che integra competenze specialistiche in ambito civilistico, societario e regolatorio.






















