Integrare fiscalità, governance ed ESG: la nuova frontiera della competitività aziendale

Avvocato, dottore commercialista, revisore legale e revisore della sostenibilità, Fabio Gallio opera da anni al fianco di imprese italiane e gruppi multinazionali. È socio fondatore di BTLAWS – Business Tax Law Firm, insieme all’avvocato Simone Furian, studio legale-tributario, con uffici a Milano e Padova, nato con l’obiettivo di offrire alle aziende una consulenza integrata su profili fiscali, societari, di governance e controllo.

In questa intervista, Gallio racconta come sta cambiando il modo di fare impresa, tra operazioni straordinarie, passaggi generazionali, compliance e – sempre più – sostenibilità.

Avvocato Gallio, come nasce BTLAWS e qual è la vostra value proposition?

BTLAWS nasce dall’idea, condivisa con l’avvocato Simone Furian, di costruire uno studio capace di offrire alle imprese una consulenza integrata che tenesse insieme fiscalità, profili societari, governance e controllo.

Lavorando da anni con imprese italiane e gruppi multinazionali ho visto quanto la complessità aumenti quando questi elementi non dialogano tra loro. La nostra missione è colmare questo gap e accompagnare le aziende in tutti i momenti cruciali del loro ciclo di vita: crescita, riorganizzazione, passaggio generazionale, revisione dei modelli decisionali.

Su quali aree di attività si concentra maggiormente?

Mi occupo principalmente di operazioni di fusione e acquisizione, global tax planning e ristrutturazione di gruppi societari, accompagnando le imprese nei momenti più delicati di crescita, riorganizzazione e passaggio generazionale.

Una parte importante della mia attività riguarda infatti la protezione e pianificazione dei patrimoni familiari e il trasferimento generazionale dell’impresa, ambiti in cui è necessario coniugare tecnica, pragmatismo e grande attenzione agli equilibri interni.

Sono inoltre autore di articoli su riviste specializzate, attraverso i quali approfondisco temi fiscali, societari e di governance che hanno impatto concreto sulla vita delle aziende.

Scrivere mi permette di sviluppare temi fiscali, societari e di governance che hanno ricadute operative dirette sulla vita delle aziende.

Negli ultimi anni il tema ESG è diventato centrale. Come lo interpreta un professionista che proviene dal mondo tributario e societario?

Negli ultimi anni la sostenibilità – e in particolare l’ESG (Environment, Social, Governance) – è diventata un elemento centrale del modo di fare impresa. Ho visto come banche, investitori e stakeholder guardino sempre più alla capacità delle aziende di gestire i rischi e le opportunità legati all’ambiente, alle persone e alla qualità della governance.

Per chi, come me, proviene dal mondo del diritto tributario, del bilancio e delle operazioni straordinarie, l’ESG rappresenta una naturale evoluzione del buon governo societario: non è un capitolo a parte, ma un criterio che attraversa strategia, organizzazione e controllo.

Il nostro lavoro in BTLAWS consiste nell’aiutare le imprese a tradurre l’ESG in scelte concrete: analisi iniziali, definizione di obiettivi collegati ai piani industriali, revisione degli assetti di governance, compliance, strutture decisionali e sistemi di controllo.

Quali sono le attività più richieste dalle imprese in tema di sostenibilità?

Un aspetto per me essenziale è l’integrazione dell’ESG nella governance e nel sociale: supporto le imprese nella revisione di statuti, deleghe, regolamenti interni, sistemi di controllo e flussi informativi, affinché la sostenibilità entri effettivamente nei processi decisionali e non si limiti al solo documento di rendicontazione.

A questo si affianca il lavoro sulle policy e sulle procedure: codici etici, politiche ESG, regole interne che rendano tracciabile e verificabile ciò che l’azienda dichiara all’esterno.

Quando necessario, affianchiamo le imprese anche nell’organizzazione dei dati e dei processi utili al futuro reporting di sostenibilità, così da arrivare preparati agli adempimenti normativi e alle richieste di banche e investitori. Ad esempio, viene sempre più richiesta un’analisi della catena di fornitura, che permette di verificare se ci sono dei rischi, non solo penali che possono riguardare anche la violazione del D.lgs. 231/2001 (si veda cosa è successo nell’ambito della morda), ma anche fiscali come il disconoscimento della detrazione IVA.

State assistendo anche aziende che vogliono rafforzare il proprio impegno sociale?

Assolutamente sì. Stiamo consigliando strumenti giuridici orientati al sociale, come la fondazione di partecipazione – ente filantropico ETS – per finanziare progetti no profit.

Parallelamente, molte imprese ci chiedono supporto per rendere più attrattivo l’ambiente di lavoro attraverso misure di welfare aziendale, iniziative per la parità di genere e progetti culturali.

Ha citato la cultura e l’arte come leve strategiche. In che modo entrano nella vita dell’impresa?

La cultura è un formidabile veicolo di valori. Una collezione aziendale, una residenza d’artista o un progetto culturale contribuiscono a costruire identità, reputazione e senso di responsabilità collettiva.

Infatti, la cultura può diventare uno strumento in grado di veicolare valori universalmente apprezzabili, riconoscibili e, in quanto tali, facilmente associabili all’identità e all’immagine aziendale, che agevolmente possono essere tradotti in capitale reputazionale. Il suo valore di investimento va ricercato nel contributo allo sviluppo del senso di responsabilità collettiva in materia di ambiente sociale e affermazione delle identità culturali.

Attraverso il servizio della residenza presso un’azienda, ad esempio, gli artisti possono essere ingaggiati anche per contribuire all’estetica e alla piacevolezza degli ambienti aziendali.

Strumenti giuridici, come la fondazione di partecipazione – ETS – ente filantropico, il trust, l’affidamento fiduciario, la società semplice, le polizze assicurative, permettono di gestire le opere d’arte (ma anche altre collezioni come quelle delle auto d’epoca), ottenendo anche una protezione patrimoniale.

Il suo ruolo di revisore della sostenibilità come si inserisce in questo quadro?

La mia esperienza nella revisione legale, nella fiscalità e nella governance mi permette di svolgere la revisione della sostenibilità come un’attività di verifica sostanziale, non meramente formale.

L’obiettivo è garantire che l’informativa ESG sia coerente, basata su evidenze e allineata ai dati di bilancio. Un’informativa seria e verificata aumenta la credibilità dell’impresa e rafforza il rapporto con banche, investitori e stakeholder.

Come vede l’evoluzione del rapporto tra imprese e sostenibilità nei prossimi anni?

La prospettiva che guida il mio lavoro è semplice: la sostenibilità non è una moda né solo un obbligo normativo, ma un fattore strutturale di competitività e di gestione del rischio. Integrare l’ESG nelle scelte aziendali significa proteggere e creare valore nel medio-lungo periodo.

Ogni giorno, accompagno le imprese in questo percorso, con l’obiettivo di coniugare rigore tecnico, visione di lungo periodo e responsabilità verso il mercato e verso le persone che ne fanno parte.

Author: Paolo Bossi

Co-Founder of More Legal Srl, Journalist and Chief Editor of Global Legal Chronicle’s magazines