Antitrust e Big Tech, nuovi indirizzi in Europa e USA

Contributo a cura di James Keyte, Partner dello studio legale internazionale Boies Schiller Flexner LLP e Direttore del Fordham Competition Law Institute.

Nel dibattito globale sul diritto della concorrenza, il confronto tra Stati Uniti ed Europa è sempre più intenso. L’equilibrio tra innovazione, libertà d’impresa e regolazione dei mercati è oggi fortemente influenzato dal peso delle piattaforme digitali e dal ruolo dell’intelligenza artificiale.

L’analisi approfondisce i principali spunti emersi durante il panel “Global Antitrust Trends in the Era of Trump”, organizzato dallo studio legale internazionale Boies Schiller Flexner LLP con i Partner Alessia Allegretti e Luigi M. Macioce al Centro Studi Americani di Roma, con il patrocinio dell’American Chamber of Commerce in Italy.

Sotto la nuova amministrazione Trump, l’enforcement antitrust statunitense si presenta più aggressivo che mai. Il modello americano è passato da un approccio prudente e giurisprudenziale a un interventismo pragmatico: il Dipartimento di Giustizia (DOJ) e la Federal Trade Commission (FTC) perseguono oggi rimedi ampi, inclusi smembramenti e obblighi di condivisione di asset o proprietà intellettuale. Si tratta di un segnale chiaro: l’amministrazione Trump 2.0 non appare favorevole ai giganti tecnologici, ma intende riequilibrare il mercato.

L’approccio statunitense, di tipo ex post, resta tuttavia distante da quello europeo, più regolatorio e preventivo. Il Digital Markets Act (DMA) dell’Unione Europea mira, infatti, a prevenire gli abusi di posizione dominante, ma la sua portata può essere facilmente aggirata. Secondo Keyte, un sistema flessibile che si sviluppi attraverso la giurisprudenza resta preferibile, poiché i regimi regolatori – soprattutto in un contesto frammentato tra Stati membri – rischiano di ostacolare l’innovazione e la scalabilità. In questa prospettiva, il DMA, pur animato da buone intenzioni, potrebbe compromettere la competitività tecnologica europea.

Sul piano economico, emergono tuttavia nuove opportunità per le imprese italiane nel mercato digitale americano. La stretta contro Big Tech apre infatti spazi per player più piccoli e innovativi. L’enfasi sull’“America First” non deve essere interpretata come una chiusura, poiché gli Stati Uniti restano un mercato recettivo verso aziende straniere in grado di portare valore e innovazione.

La filosofia antitrust statunitense è storicamente fondata sulla libertà d’iniziativa economica privata: le leggi intervengono solo in caso di abuso di monopolio o collusione, lasciando che la concorrenza naturale favorisca l’innovazione. In Europa, invece, l’intervento pubblico tende a essere più marcato, con il rischio che la regolazione venga catturata proprio dai soggetti che dovrebbe controllare.

Sulle critiche americane al DMA e alle politiche europee considerate protezionistiche, Keyte invita alla cautela, osservando che si tratta spesso di retorica politica. È vero che il DMA colpisce prevalentemente piattaforme statunitensi, ma le imprese americane continuano a prosperare in Europa. La differenza reale è di tipo filosofico: enforcement ex ante in Europa, ex post negli Stati Uniti. Washington preferisce incentivare l’innovazione riducendo la regolazione preventiva.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la frammentazione dell’enforcement negli Stati Uniti, dove operano sia autorità federali sia statali. Si tratta di un sistema complesso, che può generare sovrapposizioni, ma le agenzie federali collaborano attraverso linee guida congiunte e una giurisprudenza consolidata assicura coerenza. Il modello europeo, con un’unica Autorità nazionale come l’AGCM, risulta più lineare ma meno adattivo.

Nel complesso, l’approccio asimmetrico degli Stati Uniti continuerà a rendere il Paese attrattivo per l’innovazione e la crescita. Mentre l’Europa rafforza la sua regolazione, gli USA mantengono una visione non interventista sul comportamento delle singole imprese. È questa libertà, più che la forza normativa, a plasmare l’equilibrio competitivo mondiale.

Profilo dell’avvocato James Keyte, Partner dello studio Boies Schiller Flexner LLP

James Keyte, uno dei relatori principali del convegno, è partner presso lo studio legale Boies Schiller Flexner LLP. Con oltre trent’anni di esperienza, Keyte è riconosciuto come uno dei massimi esperti mondiali in materia di diritto della concorrenza, con una carriera che include consulenza a grandi aziende e istituzioni su questioni antitrust complesse, sia negli Stati Uniti che a livello internazionale. È anche docente e autore di numerosi contributi accademici sul tema della regolazione dei mercati e delle pratiche anticoncorrenziali. Keyte è direttore del Fordham Competition Law Institute e insegna da anni Diritto Antitrust Comparato, con un focus su Big Tech. Ha pubblicato oltre 50 articoli sul diritto della concorrenza, è stato editor dell’Antitrust Law Journal e oggi dirige l’Antitrust Magazine. In precedenza, è stato partner per oltre vent’anni in un importante studio legale internazionale, guidando contenziosi e operazioni antitrust in vari settori.

Author: Marco Zingaro