Contributo redatto dall’Avv. Laura Fiordelisi, Partner dello Studio legale internazionale Simmons & Simmons.
Nel panorama delle sfide globali che caratterizzeranno i prossimi decenni, la gestione delle risorse idriche emerge come un tema di cruciale rilevanza, con profonde implicazioni economiche, sociali e geopolitiche.
Le proiezioni demografiche delineano uno scenario critico: entro il 2030, la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi, determinando un aumento del fabbisogno idrico del 40% rispetto ai livelli attuali. Tuttavia, l’accessibilità all’acqua dolce – che rappresenta meno dell’1% delle forniture idriche globali – non crescerà di pari passo, ponendo serie sfide alla sostenibilità del nostro modello di sviluppo.
Il World Economic Forum, riconoscendo la gravità della situazione, ha identificato la “crisi idrica” come uno dei cinque maggiori rischi globali in termini di impatto. Questa classificazione, che pone la crisi idrica come un rischio “sociale”, evidenzia tuttavia le sue evidenti ripercussioni su tutte le categorie di rischio: economico, ambientale, geopolitico e tecnologico. Tale interconnessione sottolinea la natura trasversale della questione idrica e la necessità di un approccio olistico nella sua gestione.
Migrazione climatica
Il cambiamento climatico agisce come un potente moltiplicatore di questi rischi. Le proiezioni che indicano un aumento di 2°C della temperatura globale entro il 2050 prefigurano un’accelerazione della scarsità idrica in molte regioni del mondo, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per intere economie e società.
Le Nazioni Unite lanciano un monito inquietante: entro il 2050, fino a 216 milioni di persone potrebbero essere costrette a una migrazione forzata all’interno dei propri paesi, spinte da una sete che non conosce confini. Questo fenomeno di “migrazione climatica” pone sfide significative non solo sul piano umanitario, ma anche su quello economico e giuridico, richiedendo una revisione dei quadri normativi nazionali e internazionali in materia di migrazione e gestione delle risorse.
In questo scenario di crescente instabilità, l’acqua si configura sempre più come il nuovo “oro blu”, una risorsa strategica la cui gestione efficiente e sostenibile diventerà un fattore chiave di competitività e resilienza per stati e imprese. Le stime degli esperti del settore, come David Lloyd-Owen, delineano la portata titanica degli investimenti necessari: circa 8.800 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo e 4.100 miliardi nei paesi sviluppati entro il 2050, per garantire l’accesso universale a fonti idriche sicure e servizi igienico-sanitari adeguati.
Gestione delle risorse in Italia
La situazione italiana, come evidenziato dallo studio di A2A e The European House – Ambrosetti, riflette queste criticità globali. Il 2022 ha visto una drastica diminuzione della risorsa idrica disponibile (-31% rispetto al 2021), con ripercussioni significative sull’economia nazionale. La filiera legata all’acqua genera infatti un contributo pari al 18% del PIL italiano, coinvolgendo settori chiave come l’agricoltura, la manifattura e l’energia. Questa interdipendenza sottolinea la necessità di politiche integrate che considerino l’acqua come un asset strategico nazionale.
La conflittualità legata all’acqua sta assumendo dimensioni allarmanti. Il Pacific Institute riporta 344 conflitti legati all’acqua tra il 2022 e la prima metà del 2023, un dato che sottolinea l’urgenza di sviluppare meccanismi giuridici e diplomatici efficaci per la gestione delle dispute idriche transfrontaliere. La “diplomazia dell’acqua” si profila come una nuova frontiera delle relazioni internazionali, richiedendo competenze specializzate in diritto internazionale delle acque e mediazione dei conflitti ambientali.

La gestione delle risorse idriche pone anche sfide significative sul piano del diritto internazionale e della cooperazione transfrontaliera. Con oltre 260 bacini fluviali condivisi tra due o più paesi, la governance dell’acqua diventa un tema cruciale per la prevenzione dei conflitti e la promozione della stabilità regionale. In questo contesto, strumenti giuridici come la Convenzione delle Nazioni Unite sui corsi d’acqua internazionali assumono un’importanza crescente, richiedendo al contempo una riflessione sulla loro efficacia e sulla necessità di meccanismi di enforcement più robusti.
Di fronte a queste sfide, emergono opportunità di investimento in soluzioni innovative per il rafforzamento delle infrastrutture idriche, la promozione della conservazione e dell’efficienza nell’uso dell’acqua. Il piano d’investimento proposto da A2A, dell’ordine di 50 miliardi di euro in dieci anni, rappresenta un esempio concreto di risposta strategica alla crisi idrica, con potenziali benefici in termini di recupero di risorse idriche e generazione di energia idroelettrica aggiuntiva. Nel panorama degli investimenti, si distinguono iniziative come Aquanexa, piattaforma integrata nel settore idrico creata dal fondo Algebris Green Transition, che mira a diventare un punto di riferimento per l’innovazione e la digitalizzazione delle reti idriche. Parallelamente, l’attività di fondi come Xenon FIDEC nei servizi ingegneristici e tecnologici per il trattamento delle acque evidenzia il crescente interesse del private equity per questo mercato strategico.
L’innovazione tecnologica gioca un ruolo chiave in questo scenario, con soluzioni come il riuso delle acque reflue, la desalinizzazione e i sistemi di irrigazione di precisione che promettono di rivoluzionare il settore idrico. Ad esempio, la startup kenyota Majik Water Technologies ha sviluppato un sistema per catturare l’umidità dall’aria e trasformarla in acqua potabile, una soluzione particolarmente utile in aree colpite da siccità. L’irrigazione di precisione, come quella sviluppata da Netafim, consente di risparmiare acqua e migliorare la produttività agricola. In Italia, progetti come quello di ENEA e Hera per il riutilizzo delle acque reflue rappresentano passi avanti significativi verso una gestione più sostenibile delle risorse idriche.
Per i professionisti del diritto e dell’economia, la crisi idrica apre nuovi orizzonti di specializzazione e opportunità professionali. Dalla regolamentazione dei mercati idrici alla risoluzione delle dispute transfrontaliere, dalla strutturazione di project finance per infrastrutture idriche alla valutazione dei rischi ambientali legati all’acqua, il campo d’azione è vasto e in rapida evoluzione. La sfida consiste nello sviluppare competenze interdisciplinari che integrino conoscenze giuridiche, economiche e tecniche, per affrontare in modo olistico la complessità della questione idrica.
In conclusione, la gestione sostenibile delle risorse idriche si profila come una delle grandi sfide del XXI secolo, richiedendo un approccio integrato che coinvolga istituzioni, imprese e società civile. Gli investimenti in infrastrutture, tecnologie e pratiche di gestione efficiente dell’acqua non rappresentano solo una necessità ambientale, ma anche un’opportunità di crescita economica e innovazione. La capacità di affrontare efficacemente questa sfida determinerà in larga misura la prosperità e la stabilità delle nazioni nei decenni a venire, ridefinendo gli equilibri geopolitici e le dinamiche competitive su scala globale. In ultima analisi, la gestione dell’acqua nel XXI secolo richiederà un ripensamento fondamentale del nostro rapporto con questa risorsa vitale. Solo attraverso un impegno concertato e una visione lungimirante potremo trasformare la sfida idrica in un’opportunità di progresso sostenibile per le generazioni presenti e future.






















