Contributo redatto dall’Avv. Laura Fiordelisi, Partner dello Studio legale internazionale Simmons & Simmons.
Cleantech e Climate-Tech, i nuovi asset strategici
In un’era in cui la sostenibilità non è più un’opzione ma una necessità, il panorama degli investimenti in Italia sta vivendo una metamorfosi verde. I fondi di private equity, tradizionalmente associati a settori più convenzionali, stanno ora puntando i riflettori su due protagonisti emergenti: il Cleantech e il Climate-Tech.
Cleantech e Climate-Tech, apparentemente simili, sono due concetti che celano un universo di differenze che stanno ridisegnando il panorama degli investimenti.
Bisogna immaginarsi di trovarsi di fronte a due porte: una conduce a un vasto giardino ricco di biodiversità, l’altra a un laboratorio high-tech focalizzato sul controllo climatico. Ecco, in questa metafora risiede l’essenza della differenza tra Cleantech e Climate-Tech.
Il Cleantech, come il giardino, abbraccia un’ampia gamma di tecnologie volte a migliorare l’efficienza delle risorse e ridurre l’impatto ambientale su vasta scala. Il Climate-Tech, d’altro canto, è quel laboratorio specializzato, concentrato esclusivamente sulla lotta al cambiamento climatico.
Climate-Tech: il nuovo enfant prodige dell’innovazione verde
Questa distinzione sta plasmando il futuro delle strategie di investimento. Prendiamo il Climate-Tech, il nuovo enfant prodige dell’innovazione verde. Questo settore si sta rapidamente affermando come un campo di battaglia cruciale nella guerra contro il riscaldamento globale. Qui troviamo tecnologie avveniristiche come il Carbon Capture, veri e propri “aspirapolvere” di CO2 su scala industriale. O pensiamo ai sistemi di riscaldamento e raffreddamento sostenibili, che stanno rivoluzionando il concetto stesso di efficienza energetica negli edifici. E non dimentichiamo le soluzioni per la mobilità sostenibile, dai veicoli elettrici ai sistemi di gestione del traffico intelligenti, che stanno ridisegnando il volto delle nostre città.
I settori Cleantech e Climate-Tech, lungi dall’essere semplici tendenze passeggere, si stanno affermando come veri e propri motori di innovazione e crescita economica.

Il 2023 ha segnato un punto di svolta per gli investimenti in startup climate-tech in Italia, con un balzo impressionante a 241 milioni di euro, quasi raddoppiando la cifra dell’anno precedente (fonte: ESG360).
Questo trend al rialzo non è isolato: si inserisce in un contesto globale dove gli investimenti in energie rinnovabili e tecnologie di stoccaggio hanno registrato un’impennata del 51% nel 2020, raggiungendo la ragguardevole cifra di 5,9 miliardi di dollari (fonte: Tech4Future).
Attrattività dei settori tecnologici ad alto potenziale
Cosa rende questi settori così attraenti per i colossi del private equity? La risposta risiede in un mix di fattori: potenziale di crescita, allineamento con le politiche di sostenibilità e, non da ultimo, la prospettiva di rendimenti significativi. Nel 2023, nonostante un contesto macroeconomico tutt’altro che favorevole, i fondi di private equity hanno dimostrato una resilienza notevole, contribuendo per il 40% al valore complessivo delle operazioni di M&A in Italia, con un volume d’affari di 38,5 miliardi di euro (fonte: PWC, Osservatorio Economia Circolare).
L’orientamento dei fondi di private equity verso tecnologie ad alto potenziale di riduzione delle emissioni non è casuale. Settori come la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCUS), l’idrogeno verde e le energie rinnovabili stanno catalizzando l’attenzione degli investitori, prefigurando un futuro in cui la finanza e la sostenibilità ambientale non solo coesistono, ma si rafforzano reciprocamente (fonte: Tech4Future).
Esempi concreti di questa sinergia non mancano nel panorama italiano. Enerbrain (Gruppo Iren), con la sua soluzione innovativa per l’ottimizzazione dei consumi energetici negli edifici, Re Mat, pioniere nell’economia circolare con la rigenerazione del poliuretano, e Nectaware, con il suo software di intelligenza artificiale per la previsione dei consumi energetici, rappresentano la punta dell’iceberg di un ecosistema in rapida evoluzione.
Il cammino verso un’economia verde
Il cammino verso un’economia verde, tuttavia, non è privo di ostacoli. La necessità di ampliare le fonti di finanziamento per l’innovazione tecnologica in questi settori rimane una sfida cruciale. Il contesto macroeconomico instabile, caratterizzato da tensioni geopolitiche e pressioni inflazionistiche, impone agli investitori una maggiore selettività e prudenza.
Nonostante ciò, le prospettive per i settori Cleantech e Climate-Tech in Italia rimangono luminose. Il crescente impegno politico verso la sostenibilità, incarnato da iniziative come il Green Deal europeo, fornisce un terreno fertile per gli investimenti. L’ingresso di nuovi player nel mercato è un segnale chiaro della fiducia nel potenziale di questi settori.
In conclusione, l’evoluzione del ruolo dei fondi di private equity nei settori Cleantech e Climate-Tech in Italia non è solo una tendenza di mercato, ma un cambiamento paradigmatico nel modo di concepire il rapporto tra finanza e sostenibilità. Mentre il mondo si muove verso un futuro più verde, gli investitori più accorti stanno già posizionando le loro pedine sulla scacchiera della sostenibilità, anticipando non solo rendimenti finanziari, ma anche un impatto positivo sul pianeta.
In questo scenario in rapida evoluzione, il connubio tra innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e finanza intelligente non è più un’opzione, ma una necessità strategica. Per gli operatori del settore, così come per i policy maker, la sfida sarà quella di navigare questo nuovo terreno con saggezza e lungimiranza, bilanciando gli obiettivi di rendimento con l’imperativo della sostenibilità. Il futuro dell’economia italiana, e non solo, potrebbe ben dipendere dalla capacità di cogliere questa opportunità verde.






















