I professionisti dello Studio Macchi di Cellere Gangemi, Monia Baccarelli, Marco Lonero Baldassarra, Claudia Bonino, Agostino Frau, Morgana Grimaldi, Arnaldo Salvatore, Federico Di Cesare e Dimitra Michalopoulos commentano la nota vicenda che ha visto in contrapposizione la SIAE al colosso americano sull’utilizzo dei contenuti in Italia.
Meta e SIAE non sono riuscite a trovare un accordo per continuare a garantire la libera condivisione di canzoni e contenuti protetti dalla Società italiana sulle piattaforme social controllate dal colosso di Menlo Park, Instagram e Facebook. L’effetto conseguito è il blocco ed il silenziamento di tutti i contenuti con brani musicali provenienti dal repertorio SIAE, sebbene i creatori avranno la possibilità di sostituirli con altro materiale liberamente disponibile da cataloghi “extra SIAE”: è un caso unico in tutta Europa.
Prima di addentrarci nel cuore della vicenda, è opportuno fare un passo indietro e chiarire la posizione di chiunque voglia utilizzare online brani musicali.
In linea generale, l’utilizzo e la diffusione online di brani musicali altrui senza il consenso dell’autore costituisce un’attività illecita confliggente con le norme poste a tutela del diritto d’autore. Nel caso, poi, in cui si intenda far uso di un brano ovvero di un’opera musicale altrui all’interno di un social network, il gestore della piattaforma potrebbe richiedere all’utilizzatore il numero o riferimento di licenza necessario al fine di poter validamente sfruttare il contenuto musicale all’interno della propria pagina, pena la rimozione del video o la pubblicazione senza audio.
Tuttavia, per venire incontro alle esigenze degli utenti sul web ed evitare che agli stessi venga di volta in volta richiesto di munirsi di licenze o documenti analoghi, sono state introdotte delle ipotesi di utilizzo lecito del brano altrui su social network, per mezzo della sottoscrizione di accordi di licenza tra i gestori delle piattaforme – tra cui Meta – e le società di collecting su scala nazionale, così rendendo maggiormente fruibili il servizio e l’esperienza per gli utilizzatori.
Si potrebbe impropriamente immaginare un rapporto trilaterale che vede coinvolti la società di gestione collettiva, il titolare della piattaforma e l’utilizzatore della stessa. Al contrario, l’utente finale è libero di poter disporre del brano o contenuto (all’interno del social, si precisa) proprio in virtù dei rapporti di licenza intercorrenti tra la società di collecting ed il titolare del social media.
Restringendo il nostro focus sull’utente (o meglio, sulla sua attività social) ed ipotizzando un contesto privo di alcuna licenza in essere tra il gestore del social network e l’organismo di gestione collettiva, ogni attività di condivisione e diffusione sulle piattaforme online di un proprio contenuto multimediale abbinato ad un sottofondo musicale (si pensi alle Instagram Stories) in assenza di un preventivo consenso da parte dell’autore, costituirebbe indubbiamente una violazione.
Il diritto di sincronizzazione, riconosciuto a beneficio di autori ed editori, viene inteso quale facoltà esclusiva di abbinare una propria opera musicale ad una sequenza di immagini fisse o in movimento, al fine di creare un’opera audiovisiva. Le licenze con gli artisti e le relative società di gestione facilitano e legittimano l’accesso al catalogo musicale da parte di milioni (anzi, miliardi) di utenti che ogni giorno condividono le proprie esperienze sui social network corredate da appositi sottofondi musicali.
Tutto ciò, però, è venuto meno come conseguenza del mancato rinnovo dell’accordo di licenza tra Meta e SIAE, invero già scaduto a far data dal 1° gennaio 2023, con conseguente impossibilità per gli utenti di utilizzare brani appartenenti al repertorio SIAE nelle app per stories e contenuti originali. SIAE, gestendo un catalogo che ricomprende all’incirca il 99% della musica italiana, ha quindi chiesto di applicare un modello di condivisione delle entrate, chiedendo così a Meta conto del valore economico dei contenuti generati dagli utenti e corredati da brani musicali italiani e facendo sapere di essersi già accordata in modo analogo con YouTube (di Google) e TikTok.
I portavoce della società di Mark Zuckerberg esprimono rammarico per l’accaduto e promettono di continuare a lavorare nella speranza di trovare un nuovo accordo, nonostante la posizione ferma di SIAE, la quale nel proprio comunicato riporta come “il rifiuto da parte di Meta di condividere le informazioni rilevanti ai fini di un accordo equo, è evidentemente in contrasto con i principi sanciti dalla Direttiva Copyright per la quale gli autori e gli editori di tutta Europa si sono fortemente battuti”.
Sebbene il mancato accordo fra Meta e SIAE abbia scosso profondamente l’industria creativa italiana, sembra potersi comunque escludere il pericolo che Meta possa fare a meno nel lungo periodo della musica di cui, oltretutto, ha continuato a servirsi sino a poche ore fa, pur in assenza di un accordo sottoscritto a tale scopo.
Continueremo a seguire la vicenda ed altri casi analoghi nel prossimo futuro. Confidiamo nella vittoria del buon senso a favore sempre di una tutela della creatività.






















