Il Consiglio di Stato ridefinisce la vigilanza ANAC sui servizi legali: implicazioni e critiche

La recente sentenza del Consiglio di Stato (CdS) n. 02776/2025 ha suscitato un acceso dibattito tra gli avvocati e le istituzioni legali.

La decisione conferma gli obblighi di comunicazione del Codice Identificativo Gara (CIG) e di versamento del contributo all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) per i servizi legali offerti da avvocati del libero foro in favore di pubbliche amministrazioni. Questa pronuncia ha implicazioni significative per gli avvocati e solleva diverse questioni critiche.

La sentenza del CdS interpreta in modo estensivo il Codice dei Contratti Pubblici, includendo i servizi legali tra gli “appalti pubblici” soggetti a vigilanza ANAC e agli obblighi di comunicazione CIG e versamento del contributo. Questa interpretazione potrebbe essere vista come un eccesso di regolamentazione, andando oltre quanto richiesto dalle direttive europee.

La direttiva 2014/24/UE suggerisce che i servizi legali “dovrebbero” essere esclusi dalle procedure di evidenza pubblica, ma non impone un obbligo categorico. Il CdS ha scelto di adottare una posizione più restrittiva, che potrebbe essere considerata non necessaria e in contrasto con lo spirito della direttiva.

La sentenza sembra confondere la tipologia dei contratti (prestazione d’opera professionale) con la loro natura (appalto pubblico). Questa confusione porta a una regolamentazione eccessiva dei servizi legali, che sono caratterizzati da un rapporto fiduciario e dall’intuitus personae. Trattare i contratti di prestazione d’opera professionale come appalti pubblici potrebbe compromettere la natura fiduciaria del rapporto tra avvocato e cliente, che è fondamentale per l’efficacia della difesa legale.

Inoltre, la sentenza del CdS potrebbe essere vista come una violazione del principio di gold plating, che vieta l’introduzione di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive europee. L’obbligo di comunicazione CIG e il versamento del contributo ANAC potrebbero essere considerati oneri aggiuntivi non necessari.

La Corte Costituzionale italiana ha affermato che il divieto di gold plating deve essere interpretato in una prospettiva di riduzione degli oneri non necessari. Tuttavia, la sentenza del CdS sembra contraddire questa interpretazione, imponendo ulteriori obblighi agli avvocati.

La sentenza del Consiglio di Stato, con il nobile intento di ambire ad una maggiore trasparenza e vigilanza nei contratti pubblici, inclusi quelli relativi ai servizi legali, rischia di compromettere la qualità del patrocinio e la fiducia tra avvocato e cliente.

Author: Marco Zingaro