La Professione dell’avvocato
Gli avvocati hanno bisogno di tre elementi per svolgere con successo la loro professione: il primo e più importante è la loro intelligenza e capacità di ragionamento per elaborare una strategia legale nella risoluzione del problema presentato; il secondo è la loro capacità di espressione (sia orale che scritta) e di argomentazione per convincere la controparte o il giudice che il loro ragionamento e le loro ragioni sono corrette; infine, il terzo è avere tutte le informazioni complete e corrette che alimentano il loro ragionamento, le loro ragioni e i loro argomenti.
Sostengo il concetto secondo cui “l’avvocato vende tempo di cervello”, o in altre parole, è il tempo impiegato nella concezione della soluzione del problema sommato al tempo dedicato all’elaborazione dell’argomentazione (scritta o orale) e alla presentazione delle ragioni.
E il tempo speso per la ricerca e l’organizzazione delle informazioni citate in precedenza? Minore è il tempo impiegato nella ricerca delle informazioni, più veloce sarà la consegna del lavoro al cliente, il che definirà in ultima analisi una maggiore efficienza dell’avvocato o dello studio legale, oltre a ridurre i loro costi operativi. Questa è esattamente la funzione della gestione della conoscenza.
L’evoluzione della Gestione della Conoscenza
La gestione della conoscenza è sempre stata (e sempre sarà) una sfida e allo stesso tempo una grande opportunità per gli studi legali di ridurre il tempo dedicato alla ricerca di leggi, giurisprudenza e decisioni precedenti, migliorando così la loro efficienza nella produzione di documenti, pareri, ricorsi, ecc.
Prima dell’era digitale, nell’epoca della carta, le informazioni venivano raccolte da pubblicazioni specializzate (leggi pubblicate su giornali ufficiali, giurisprudenze in raccolte generate da enti autorizzati) e in fascicoli interni che contenevano i documenti precedentemente generati dallo studio. La ricerca veniva effettuata manualmente da persone attraverso la lettura e la compilazione di tali informazioni.
Con l’arrivo dei microcomputer negli anni ’90, i documenti hanno iniziato a essere archiviati digitalmente, e in quel periodo si è cominciato a parlare di gestione della conoscenza. I primi metodi di ricerca si basavano sulla semplice ricerca di parole utilizzando i cosiddetti connettori “booleani” (e, o, non). In questa fase, si trattava ancora di un processo misto tra ricerche su carta e ricerche digitali.
Negli anni 2000, gli studi legali hanno iniziato il processo di digitalizzazione dei loro archivi, mentre gli enti pubblici e privati hanno iniziato a pubblicare i loro materiali in formato digitale. In questo periodo, sono emersi i primi “motori di ricerca” un po’ più complessi, che effettuavano ricerche in varie basi (documenti, e-mail, ecc.), ma ancora basati sugli stessi criteri booleani. Un esempio fu il software “Universal Search” della defunta Autonomy. Questa fu la fase in cui si assistette a una notevole riduzione dei tempi di ricerca.
L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale
La prima rivoluzione è arrivata con l’elaborazione del linguaggio naturale (LLM – Large Language Model), che ha reso possibile l’applicazione di algoritmi matematici statistici come il “machine learning”, il “deep learning” e altri sui testi. Questo salto ha permesso di effettuare ricerche su grandi gruppi di parole o frasi complete. Possiamo dire, in maniera molto semplificata, che la combinazione di tutte queste innovazioni ha costituito l’embrione di quella che oggi chiamiamo intelligenza artificiale.
La seconda rivoluzione è arrivata con il lancio di ChatGPT nel 2022, che ha raggiunto 1 milione di utenti in soli 5 giorni (Netflix ha impiegato 3,5 anni), con niente meno che 1,8 trilioni di parametri interni, offrendo anche un’interfaccia molto più vicina al linguaggio umano!
Altri “chatbot” (https://zapier.com/blog/chatgpt-alternatives/ pubblicazione del 12/06/2024).
La terza grande rivoluzione, attualmente in fase di sviluppo nel mondo tecnologico, sono gli “agenti di IA”, che sono fondamentalmente programmi e algoritmi che comprendono l’ambiente e prendono decisioni autonomamente senza l’interazione umana, fornendo un elenco di soluzioni al problema presentato. L’esempio più evidente di questa nuova tecnologia sono le auto a guida autonoma, in cui i sensori e le telecamere installate analizzano tutti gli aspetti interni ed esterni e guidano il veicolo in modo sicuro come (o meglio di) un essere umano.
Agenti di IA
Nel caso della professione legale, immaginando una situazione in cui è già stato implementato un software di IA, invece di utilizzare un prompt per cercare clausole, giurisprudenze e documenti relativi a un determinato tema, l’agente effettuerà automaticamente la ricerca di tutto ciò che esiste, sia internamente che esternamente, in relazione al problema proposto e
proporrà diverse soluzioni giuridiche.
Ciò che stiamo osservando è una crescita astronomica nell’utilizzo di strumenti tecnologici nella gestione della conoscenza, aumentando l’efficienza e la produttività e migliorando la qualità del servizio offerto ai clienti dagli studi legali. Teniamo sempre presente che l’evoluzione tecnologica è un cambiamento che si presenta come un’onda: se non la stai cavalcando, passerà e ti lascerà indietro!
José Paulo Graciotti è un consulente, autore del libro “Strategic Governance for Law Firms”,
(tradotto in diverse lingue e disponibile anche nell’edizione italiana dal titolo “La Governance
Strategica degli Studi Legali” Cedam, fundadtore di GRACIOTTI Consulting, membro di ILTA –
International Legal Technology Association e ALA – Association of Legal Administrators. Da oltre
35 anni opera nel mondo dei servizi legali, sia come fondatore che con incarichi di alto livello
dirigenziale – www.jpgraciotti.it
























