Città 2.0: il Private Equity accende le Smart Cities

Contributo a cura dell’Avv. Laura Fiordelisi, Partner dello studio legale internazionale Simmons & Simmons.

Immaginate di vivere in una città dove il semaforo sa quando farvi passare, i lampioni si accendono solo quando serve e l’app del comune vi dice dove trovare parcheggio. No, non è fantascienza, è la realtà delle “Smart Cities”, le città intelligenti che stanno cambiando il nostro modo di vivere la città.

Ma cosa si intende per “Smart City”?

Secondo la definizione della Commissione Europea, una smart city è una città che utilizza soluzioni tecnologiche per migliorare la gestione e l’efficienza dell’ambiente urbano, generando benefici tangibili sia per i cittadini che per le imprese. Non si tratta semplicemente di introdurre nuove tecnologie, ma di ripensare il funzionamento delle città in modo integrato, attraverso reti intelligenti, infrastrutture efficienti e sistemi di comunicazione avanzati. Questo approccio include, tra le altre cose, reti di trasporto più intelligenti, la gestione avanzata della fornitura idrica e dello smaltimento dei rifiuti, oltre a sistemi energetici più efficienti per l’illuminazione e il riscaldamento degli edifici.

La tecnologia è il cuore di questa trasformazione. Le città intelligenti fanno ampio uso dell’Internet of Things (IoT), una rete dispositivi connessi che comunicano tra loro: dispositivi, veicoli, edifici e persino elettrodomestici che raccolgono e scambiano dati tra loro. Questi dati vengono poi analizzati e utilizzati per ottimizzare le operazioni urbane, come il monitoraggio dei flussi di traffico o la gestione dell’energia. L’IoT, supportato da tecnologie come l’intelligenza artificiale (AI) e il cloud computing, permette di migliorare in modo significativo i servizi pubblici. Ad esempio, le reti di sensori possono monitorare in tempo reale l’occupazione dei parcheggi, regolare l’illuminazione stradale in base alla presenza di veicoli o persone e persino rilevare perdite nelle infrastrutture idriche. Questi dati non solo migliorano l’efficienza, ma permettono anche alle amministrazioni di prendere decisioni più rapide e informate.

Prendiamo l’esempio di Singapore, spesso citata come modello di smart city. Qui, telecamere e sensori IoT monitorano tutto, dalla pulizia degli spazi pubblici al flusso del traffico. Questa città-stato, vero e proprio gioiello tecnologico, è diventata l’emblema della “smart city”, un modello che sta conquistando il mondo, da Barcellona a Dubai, da San Diego a Toronto.

Ma l’ondata delle smart cities è arrivata anche in Italia che non è di certo rimasta a guardare. Bergamo, Firenze, Milano e Modena guidano questa metamorfosi digitale, seguite a ruota da un plotone di città digitalizzate che include Bologna, Roma e Torino. Con un mercato in crescita del 23% e investimenti che sfiorano il miliardo di euro, le smart cities italiane stanno diventando una realtà. Dai semafori intelligenti di Firenze ai parcheggi high-tech di Milano, passando per le piattaforme di e-democracy di Bologna, l’Italia del XXI secolo si sta rivelando un mosaico di innovazione ed efficienza dove l’antico si fonda con il futuro.

Le smart cities non sono però solo la moda del momento. Sono la risposta necessaria a un mondo che cambia rapidamente.

Da un lato, la popolazione mondiale sta crescendo a un ritmo accelerato: le Nazioni Unite prevedono che entro il 2050 si raggiungeranno i 9,8 miliardi di abitanti. Anche nei Paesi in cui questa tendenza non è uniforme, le disuguaglianze territoriali continuano a spingere le persone verso le città, alla ricerca di migliori condizioni economiche e sociali, nonché di opportunità lavorative. Si stima che entro il 2050 il 68% della popolazione globale vivrà in aree urbane, rispetto al 55% del 2020. Questo significa che una corretta gestione di queste masse sarà fondamentale per evitare il collasso dell’economia globale, dato che l’80% del PIL mondiale viene generato nelle città.

Dall’altro lato, l’ambiente lancia segnali di allarme sempre più pressanti: le risorse, un tempo considerate inesauribili, si stanno rivelando limitate e devono essere gestite con estrema attenzione. In sostanza, ci troviamo di fronte a una situazione in cui la domanda continua a crescere mentre le risorse diminuiscono. In questo contesto, una pianificazione accurata e un monitoraggio costante sono essenziali per preservare l’integrità economica e la competitività delle comunità urbane e, di conseguenza, la qualità della vita nelle metropoli. Ed è esattamente questo l’obiettivo che le smart cities si propongono di raggiungere.

Tuttavia, nonostante i numerosi benefici, l’infrastruttura necessaria per sostenere una città intelligente richiede investimenti ingenti, che i bilanci pubblici da soli non sono in grado di coprire. Secondo il Global Infrastructure Outlook, entro il 2040 si prevede un deficit infrastrutturale globale di circa 15 trilioni di dollari.

Questo gap di investimento riguarda settori chiave come energia, telecomunicazioni, trasporti e approvvigionamento idrico. Anche in Italia, la carenza di investimenti in questi ambiti è evidente: si stima che il Paese abbia un deficit infrastrutturale di circa 373 miliardi di dollari. Questo scenario pone la necessità di trovare soluzioni alternative di finanziamento, e il settore privato, in particolare i fondi di private equity, si sta rivelando una risorsa fondamentale per colmare questo divario, contribuendo non solo a fornire i capitali necessari, ma anche a indirizzare gli investimenti verso settori strategici per l’innovazione e la sostenibilità.

Smart City e finanza sostenibile

Uno studio recente (Anna Gervasoni & Francesco Bollazzi & Margherita Mietto, 2022. “Private equity for the development of smart cities: the Italian case,” LIUC Papers in Economics 2022-14, Cattaneo University (LIUC)) ha evidenziato un crescente interesse per le aziende operanti in settori chiave per le città intelligenti, come infrastrutture, digitalizzazione, transizione ecologica, sanità e istruzione. Questo interesse riflette la crescente consapevolezza dell’importanza delle smart cities non solo per migliorare la qualità della vita urbana, ma anche come leva per la crescita economica sostenibile.

Le smart cities sono intrinsecamente legate alla finanza sostenibile, un concetto che l’Unione Europea definisce come il finanziamento che supporta la crescita economica riducendo la pressione sull’ambiente e tenendo conto degli aspetti sociali e di governance. All’interno di questa categoria rientra l’impact investing, ovvero investimenti che hanno l’obiettivo di generare un impatto sociale e ambientale positivo, oltre a un ritorno finanziario. Nel contesto italiano, molti degli investimenti di private equity che riguardano le smart cities possono essere considerati impact investments, poiché mirano a migliorare il benessere pubblico attraverso l’innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale.

Laura Fiordelisi
Avv. Laura Fiordelisi, Partner dello studio Simmons & Simmons

Dal predetto studio emerge che uno dei settori che ha attratto maggiore interesse da parte degli investitori è quello delle infrastrutture. In particolare, le infrastrutture legate alla mobilità, all’energia e all’ambiente rappresentano il 27% degli investimenti in smart cities registrati nel periodo di riferimento. Questo dato non sorprende, vista la necessità di colmare il citato gap infrastrutturale e la necessità di modernizzare reti essenziali per il funzionamento delle città. Tuttavia, anche i settori della digitalizzazione (24%) e della transizione ecologica (25%) hanno visto una significativa crescita degli investimenti. In particolare, la transizione ecologica, che include iniziative per la riduzione delle emissioni e la gestione sostenibile delle risorse naturali, sta emergendo come una delle priorità per il futuro delle città italiane. Il settore della sanità e dell’istruzione, sebbene meno rappresentato in termini di volumi di investimento (rispettivamente 16% e 8%), è comunque un’area di grande interesse, soprattutto alla luce delle esigenze emerse durante la pandemia di Covid-19.

Nel 2024, gli investimenti in smart cities in Italia hanno registrato una crescita significativa, spinti in gran parte dai fondi di private equity che stanno giocando un ruolo fondamentale  nel finanziamento di progetti legati a infrastrutture e sostenibilità. Il mercato degli investimenti in smart cities in Italia ha raggiunto i 900 milioni di euro nel 2022, con una crescita del 23% rispetto all’anno precedente. Questo incremento è stato alimentato da iniziative legate all’illuminazione pubblica intelligente, alla mobilità sostenibile e alla gestione avanzata delle risorse come acqua, gas ed energia elettrica. Molti di questi progetti hanno beneficiato dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha allocato 17,1 miliardi di euro per lo sviluppo delle smart cities, distribuiti tra digitalizzazione della pubblica amministrazione, transizione ecologica e rigenerazione urbana.

In termini di investimenti specifici del private equity, c’è stata una concentrazione su settori strategici come la digitalizzazione, la mobilità e l’energia sostenibile. Questo tipo di finanziamenti è cruciale per colmare il predetto gap infrastrutturale che l’Italia sta affrontando. Secondo una ricerca del Politecnico di Milano, circa un quinto dei comuni italiani ha già avviato progetti smart, dimostrando una crescente attenzione verso questo tipo di innovazione urbana.

La geografia degli investimenti in Italia sta evolvendo. Tradizionalmente, regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto hanno attratto la maggior parte degli investimenti di private equity, ma oggi anche il Lazio sta emergendo come un polo sempre più dinamico, grazie alla sua posizione strategica e alla crescente presenza di aziende attive nei settori delle smart cities, e realtà più piccole e del Sud Italia stanno recuperando terreno grazie a investimenti mirati e al contributo di startup innovative.

Un altro aspetto interessante degli investimenti in smart cities riguarda la loro provenienza. Se nel 2015 il 70% degli investimenti era guidato da fondi di private equity internazionali, ad oggi la quota di investimenti nazionali è salita al 42%. Questo cambiamento riflette un crescente dinamismo da parte degli operatori italiani, che stanno acquisendo un ruolo sempre più rilevante nello sviluppo delle città del futuro. Tuttavia, i fondi internazionali continuano a giocare un ruolo primario, attratti dalle opportunità offerte dal mercato italiano, soprattutto nei settori delle infrastrutture e della transizione ecologica.

Trend di investimenti PE in crescita

In conclusione, il ruolo dei fondi di private equity nello sviluppo delle smart cities in Italia è destinato a crescere nei prossimi anni. Gli investimenti privati stanno già contribuendo in modo significativo a colmare il divario infrastrutturale e a sostenere la transizione verso modelli urbani più sostenibili ed efficienti.

Naturalmente, non è tutto rosa e fiori. Lo sviluppo delle smart cities porta con sé sfide importanti, prima fra tutte quella della sicurezza. In un mondo sempre più connesso, la protezione dei dati diventa cruciale. Le città intelligenti generano e gestiscono una mole enorme di informazioni sensibili, un tesoro che fa gola agli hacker. La sfida è creare sistemi robusti che garantiscano la privacy dei cittadini senza compromettere l’efficienza dei servizi.

Inoltre, rimangono ancora molte sfide da affrontare in termini di finanziamento delle infrastrutture e di gestione delle risorse. Il coinvolgimento del settore privato, insieme a politiche pubbliche lungimiranti, è necessario, in particolare quelli legati al private equity.

I fondi di private equity, attraverso operazioni mirate in settori cruciali come infrastrutture, digitalizzazione e transizione ecologica, non solo stanno supportando la realizzazione delle smart cities, ma stanno anche contribuendo alla creazione di un ecosistema urbano più resiliente e inclusivo. La loro capacità di mobilitare risorse, insieme alla loro esperienza nella gestione aziendale, li rende partner fondamentali per il settore pubblico nel processo di costruzione delle città del futuro e per affrontare le sfide globali legate alla crescita demografica, al cambiamento climatico e alla gestione delle risorse limitate, creando città più vivibili, sicure ed efficienti.

Mentre camminiamo per le strade delle nostre città, forse non ci rendiamo conto di quanta “intelligenza” siamo circondati. Ma la prossima volta che un’app ci guiderà al parcheggio più vicino o che risparmieremo tempo grazie a un semaforo “intelligente”, bisogna ricordarsi: dietro quella comodità c’è una rivoluzione in atto. Una rivoluzione che sta ridisegnando il futuro urbano, un investimento alla volta.

Author: Paolo Bossi

Co-Founder of More Legal Srl, Journalist and Chief Editor of Global Legal Chronicle’s magazines